su due piedi

   

 




Utente: brule
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restyling by Sgrethel


lunedì, 02 novembre 2009
 

Dal van facendo mente locale

"permess?"
"avanti che l'è istess..."
mi fa un signore anziano che è mio cliente da 12 anni ed è cliente della ditta per cui lavoro da 40. E' quello che dovrebbero dirmi gli internauti splinderiani mò che rientro con tutto quel che posso.

Qualcosa di morboso ammanta la società tutta, istinti repressi, vecchiezza che incombe, voyeurismi a tradimento, insicurezza sociale che è una insicurezza che in fondo parte da noi, per assenza di cultura e l'impreparazione all'individualismo massificato. massìchissenefrega. tanto io sono individualista anarchico come diceva Bianciardi e come hanno detto di Flaiano.
ah beh...

Più volte fui testimone degli ultimi barlumi di una femminilità irrimediabilmente morente... tra uno scarico e l'altro di cassette di vino e acqua rigorosamente in vetro, qualche curva ancora poteva sobillare l'immaginazione: formulavo di questi pensieri - tipo:
"probabilmente in gioventù fu una gran bella donna"; laconico, banale, irrimediabilmente maschilistico.
devo cambiare lavoro. basta con queste case/ospizio.

Mietere vittime come raccogliere fiori in un prato. Il mio van bianco e rosso non perdona i calabroni d'estate.

Il fallimento ha un compagno fedele che si chiama Progetto di nome e Assente di cognomen.

Il Sarcasmo è una via assai ardua e pericolosa, una strada impervia piena di buche ad una svolta dal Disprezzo.

sono un italiano medio, ho bisogno di uno schiaffo morale sul grugno.



http://www.youtube.com/watch?v=OGnNlQ-KNv4
postato da brule | 18:07 | commenti (3)


giovedì, 24 settembre 2009
 

( Nio )

Dai soffitti dell'outlet si dipana una musica di accordi semplici e melodici senza una voce che canti. una non musica, una quasi musica che pensavo di chiamare "premusic". muzak la chiamano gli esperti.
Dai negozi la musica non si sente o se si sente l'udibilità è minima. mentre passeggio per il non-viale dell'iper mercato mi accorgo che questo mix sonoro crea una sospetta confusione, come se esistesse un accordo stabilito tra il direttore generale dell'organo centrale e le catene dei vari "oltre", "timberland" o Elena Mirò.
forse che questa lieve confusione è lo stimolante di quella particolare zona del cervello atta al consumo?
può essere. ad ogni modo la moda degli stivali al polpaccio coi pantaloni dentro mi fa cagare.

om shantì patì Kailàs
postato da brule | 19:36 | commenti (21)


venerdì, 17 aprile 2009
 

(Height)

Non me ne frega nulla della pubblicità che farò gratuita a questi negozi che per me son soltanto nomi molto pittoreschi. Si ritrovan tutti lungo il non viale dell'outlet:
Ristò ( come per dire ne voglio ancora? ), Chicco ( dove c'è un bambino? ),
Comte of Florence ( l'intramontabile fascino della toscanità? ), Sebino ( Nela? ),
Celio Marella ( "marella" che nel dialett de milan vuol dire?... ), Fiorella Rubino ( il fascino della natura naturans?).
Mart ingloba prodotti di più stilisti tipo coveri, elenamirò, sonny bono, delsey, nike... dentro questi negozi che venderebbero bags, shoes and clothes, ai muri e contro le vetrine ci sono stampigliate parole catartiche tutte colorate e luccicanti del tipo: emotion, fashion, trendy, glamour, romantic...
Io mi infilo in questo mondo come un animale fuori dal suo habitat, purtroppo non ho il dono della mimesi e mi arrangio come posso, uso lo sguardo del camaleonte e mi trucco da ragazza. basterà?
postato da brule | 18:43 | commenti (16)


martedì, 31 marzo 2009
 

7)
Un eroe piccolo piccolo ( "per caricarla ci vuole il cuore" )
 

Quello che sto per presentare è il piccolo progetto di un bambino di otto anni. Domenica scorsa con questo bambino abbiamo guardato il film "Iron Man" e lui ne è rimasto entusiasta come me d'altronde, che l'avevo scelto.. Un pò di esperienza già ce l'aveva avendo, in passato, conosciuto i vari lungometraggi dei più celebri Spiderman, Hulk e i Fantastici 4. Con IronMan abbiamo fatto però un meritato salto di qualità. Oltre alla tecnica superlativa i temi come quelli umani del pentimento, dello spirito di autocritica e d'iniziativa affrontati sono risolti in maniera equa e sopratutto solidale con una buffa scenanel finale.

  Così l'altro giorno, davanti al portone del palazzo ove abito da 15 anni, il benedetto figliolo mi fa:
"- Zio, guarda cosa ho progettato... tienilo, è per te, poi lo leggi e mi dici cosa ne dici" e mi porge una specie di faldone da sette fogli di carta grandezza A4 ( 297 mm per il lungo e 210 per il corto ) incollati agli angoli superiori con nastro adesivo trasparente in modo tale da poterlo sfogliare dal basso verso l'alto proprio come un calendario. Dopo essere rientrato a casa mi seggo al tavolo e comincio la lettura.
Sulla copertina c'è scritto a biro blu: Identificare IRON MAN. Poi sfoglio e trovo la pagina divisa in due verticalmente: sulla sinistra c'è il disegno definitivo dell'armatura che IronM. indossa con queste priorità scritte rigorosamente in traballante stampatello maiuscolo a biro blu:
"Abilità:
- può volare
- ha molta potenza
- può sparare a mitra
- può andare in altri pianeti
- se cade mentre vola non si distrugge
- i proiettili non gli fanno niente
- può sparare a bazzuca
- può sparare razzi"
Sulla parte destra del foglio appuriamo una specie di esegesi o forse per meglio dire, tutte le capacità energetiche dell'eroe, un pò come fanno per i Gormiti:
"Storia  o altro
Questa armatura può essere formata in futuro. Chi la usa per distruggere, non ne parliamo. Per chi la usa come super eroe viene chiamata Iron Man ( airon men )[ tengo a precisare che mio nipote è figlio di un ingegnere informatico, un precisino che fa la 3° elementare o come si dice oggi ]. Con questa armatura se uno gli potenzia il turbo a reazione, si può andare su altri pianeti. Se uno prova andare su altri pianeti e non ha potenziato il turbo, l'armatura si ghiaccia, se non ti sghiacci prima che cadi ti distruggi."
Giro pagina e la trovo divisa come prima ma per orizzontale: a sinistra c'è il disegno stilizzato della maschera di I.M., a destra l'annotazione tecnica:
"Questo è l'elmo dell'armatura Iron Man. Con questo oggetto, chi è dentro, può fare lo zoom e può identificare qualsiasi cosa."
Giro e ritrovo la medesima impaginatura, l'illustrazione della batteria/cuore a sinistra e la dicitura tecnica a destra:
"Questo oggetto è il cuore di Iron Man ( airon men ) [ l'ho già detto che la madre di questo bambino è infermiera professionale reparto Chirurgia? ]. Questo oggetto vale come cinquanta vite quindi riesce anche a caricare una grande armatura come Iron Man ( airon men )."
Giro ed ecco l'illustrazione del busto, di fianco la spiega:
"Questa è l'armatura ( il pezzo centrale ) di I.M.. Lì, nel buco che rimane ci va il cuore di I.M.. Le speci di spaliere sono le spalle di I.M.. Chi indossa questa armatura si deve ricordare di caricarla, se non viene caricata e vuoi volare, non riesci perchè non c'è fuoco. Per caricarla ci vuole il cuore."
Giro ancora e trovo l'illustrazione di un arto e la puntuale descrizione:
" Queste sono le braccia di I.M., due braccia trasformabili, possono diventare come: un bazzuca, un mitra o un lancia razzi. In cima alle due braccia, c'è una spaliera come quella dei prìncipi, è la spalla di Iron Man. Dietro questa mano c'è una specie di buco, quella è una mano a reazione."
Sull'ultima pagina l'arto inferiore disegnato e...:
"Queste sono le gambe di Iron Man, gambe con piedi robotici a reazione. Con questi piedi a reazione si può evitare di prendere: la macchina, l'aereo e la nave perchè tanto voli, però bisogna stare attenti perchè se non si potenzia il turbo e vai troppo in alto, ti ghiacci." Fine.
Mi alzo dalla sedia e lentamente mi dirigo verso la finestra: fuori fanno cinque gradi e non hanno ancora ripristinato l'ora legale, sono le sei e le fotocellule dei lampioni si sono appena scaldate, qualche passante con le mani nelle tasche dei giubbotti similpelle acquistati con molta probabilità nell'outlet del paese limitrofo a settanta euro. Mi riprecipito sul faldone. Lo sfoglio. Mi soffermo sulle illustrazioni con più cura. All'improvviso alzo lo sguardo e lo fisso al muro bianco della parete e comicio a pensare a voce viva:
"Forse è questo il SuperMaxiEroe a cui dovrei concedere la mia identità?
E' questo il passo da compiere? Il grande balzo per capire cosa c'è sotto?  Chè forse mio nipote S30911, nella sua facoltosa ingenuità abbia davvero colto?"

Dopodichè mi infilai il camice di cottone bianco e mi affrettai verso il laboratorio in cantina col faldone di mio nipote tra le mani a riflettere ancora.



postato da brule | 19:11 | commenti (11)


venerdì, 20 marzo 2009
 

Seis

Ora lo so e ho capito anche che... ci sono una serie di buffi agenti segreti che si inseguono lungo tutto il nonviale dell'outlet, addirittura uno di questi mi si è appiccicato dietro le spalle: cerca di comprendere cosa faccio con una biro in pugno, un calepino aperto e l'occhio vigile... ma io non sono che un nuovo supereroe il quale ancora non sa perchè è super e nè perchè sarebbe eroe.

'sta canzone per tirare su il morale a Petar.
postato da brule | 18:49 | commenti (8)


giovedì, 12 marzo 2009
 

Cinq

Quando ho intrapreso questa sorta di studio/visita non ne conoscevo
effettivamente la motivazione. Essa è venuta più con l'aumento della Crisis, notando il nonviale commerciale di vetrine ammiccanti, colmarsi di quarantenni nullafacenti con le mani in tasca e lo sguardo vacuo/basso, molto interessati alla pavimentazione di marmo polito.
postato da brule | 18:39 | commenti (11)


martedì, 10 marzo 2009
 

4

La caporeparto è un pò scocciata: con il pollice unito all'indice della mano destra a formare una "o", disegna nell'aria, stantuffando di braccio, delle strisce inequivocabilmente verticali e definitive. L'operaia la guarda un pò desolata da sotto.
postato da brule | 17:38 | commenti (6)


lunedì, 02 marzo 2009
 

tre

I creatori dell'outlet dovrebbero essere architetti, persone atte allo studio di un non luogo nei quali essi mai si recheranno, nemmeno per un blecchedekker o un pollo allo spiedo
, men che meno per un chupa chupa al bambino. Nonostante ciò, questi signori, studiano e studiano, vanno indietro nel tempo, leggono Benjamin, Bernini, la Bibbia, dissezionano gli studi, confrontano opere, si fanno visitare dagli psicologi d'azienda... Al fin si scopre l'altarino:
questi maledetti prendono esempio dall'architettura primitiva, quella cultuale, quella che può essere veduta contemporaneamente da una gran quantità di persone e che è propria anche del cinema; in questa circostanza, la "massa protagonista", sguazza, gioca( to play )a recitare una parte, in fondo, realistica: quella del "consumattore".
Ed io che non consumo, o meglio, che consumo pochino? resto ai margini. faccio la "massa(s)comparsa".
postato da brule | 20:00 | commenti (9)


lunedì, 23 febbraio 2009
 

serieoutletatflaneurTwo

Non da molto mi capita di visitare settimanalmente questo gigantesco tempio del consumo di massa sito ai confini con la Brianza, per via del lavoro. Risolto questo, spinto da antiche nostalgie mi seggo davanti ad un hamburger ed un cartoncino di patatine con salsa: maionese di solito. con due euro e 20 te la cavi. mi siedo al tavolo e mentre mangio affilo il rasoio della mia sociologia spicciola.
postato da brule | 18:42 | commenti (14)


venerdì, 20 febbraio 2009
 

serieoutletatflaneurone

L'outlet è un nonluogo semovibile. Cambia d'aspetto quasi fosse un enorme animale in perenne evoluzione, un non luogo che tende essenzialmente allo straniamento e all'anonimità dell'individuo tutto concentrato nell'evento "acquisto", tra la folla che lo solleva moralmente, che fa lui pensare: "sono come me".
Gli outlet: permettono di spargerli nelle province, innanzi ad ogni circonvallazione per abituare gli abitanti dei paesini a diventare buoni cittadini consumatori e anonimi. luoghi per non riconoscersi. luogo di fede, indubbiamente. fede al cemento armato... di carte di credito e di multinazionali.

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postato da brule | 19:53 | commenti (13)